Home \ News \ La crisi dei chip è in via di risoluzione

La crisi dei chip è in via di risoluzione

News
Pubblicato il 27 September 2021
Condividi
La carenza di processori e semiconduttori seguita alla pandemia ha rallentato la produzione di auto in tutto il mondo, ma la situazione sembra migliorare

Da diversi mesi il settore dell’auto è stato travolto dalla cosiddetta crisi dei chip: i preziosi processori e i semiconduttori usati per produrli scarseggiano sul mercato dall’anno scorso. Questa carenza di rifornimenti sta avendo ripercussioni sulle case automobilistiche di tutto il mondo, con ridimensionamenti della produzione e ritardi, anche importanti, nelle consegne. Ma iniziano a intravedersi i primi spiragli di un ritorno alla normalità: la situazione sta cominciando a migliorare ed è probabile che già all’inizio del prossimo anno la produzione di chip tornerà a regime.

INDICE
Perché c’è carenza di chip
La situazione attuale
Segnali di ripresa 

La pandemia da Covid-19 ha messo in seria crisi la produzione industriale dei chip su scala globale, con effetti più o meno tangibili a seconda del settore. L’automotive è stato certamente uno di quelli più colpiti. Tutto è iniziato con il lockdown dello scorso anno: le restrizioni sanitarie hanno implicato, com’è ovvio, un ridimensionamento dell’offerta di chip e semiconduttori, al giorno d’oggi un tassello fondamentale nella produzione di un’autovettura.

Si intravede la fine della "crisi dei chip" che ha travolto l'automotice 1

In più, con miliardi di persone in tutto il mondo costrette a lavorare o studiare da casa, la domanda di processori per telefonia, computer, elettronica di consumo, è schizzata alle stelle. Allo stesso tempo, importazioni ed esportazioni sono diventate operazioni estremamente complicate e il calo momentaneo nella vendita di automobili ha fatto sì che i produttori di chip privilegiassero le imprese più in crescita, a scapito dell’automotive. Risultato: non solo si è ridotta la disponibilità di processori, ma inoltre quelli rimasti sono stati dirottati verso altri settori.

Ma non è finita. A esacerbare ulteriormente la situazione, ci si sono messi due diversi incidenti, avvenuti a marzo di quest’anno. Per prima cosa, un incendio in un impianto della Renesas Electronics (grande azienda giapponese di componenti elettroniche) ha causato lo stop della produzione. Pochi giorni dopo, la portacontainer Ever Given ha bloccato il Canale di Suez, principale via di comunicazione per mare tra Asia ed Europa, scatenando il caos nella grande logistica internazionale e causando ulteriori ritardi.

Tutto questo non poteva che avere grandi ripercussioni sul comparto automobilistico, che sempre più necessita di componenti provenienti da diverse parti del mondo e che da solo, in Europa, copre più del 40% della domanda di chip. I tempi di consegna di un veicolo sono in molti casi raddoppiati, con attese che possono tranquillamente superare i 6 mesi.

Si intravede la fine della "crisi dei chip" che ha travolto l'automotice

I produttori stanno cercando di risolvere in ogni modo la situazione: ridimensionando la produzione, togliendo optional dai listini per razionalizzare l’uso di processori, studiando come prodursi i chip in casa. Ma anche questa soluzione più estrema non è immediatamente attuabile, dato che produrre un chip è un’operazione complessa che deve rispettare degli standard molto elevati.

Il problema è così impattante sull’economia generale che anche le istituzioni si stanno muovendo per cercare di risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Per esempio, l’Unione Europea sta spingendo per la creazione di un’alleanza dei chip che permetta di raddoppiare la produzione interna all’UE entro il 2030. Gli Stati Uniti, invece, dovrebbero erogare un finanziamento governativo di circa 50 miliardi per la costruzione di nuovi stabilimenti di semiconduttori e processori.

Alcuni segnali che arrivano da oriente, però, sembrano indicare che la crisi sia destinata a rientrare nel breve periodo. La Ministra dell’Economia di Taiwan, Wang Meihua, ha assicurato che il paese asiatico (ad oggi il maggior produttore di semiconduttori al mondo) è in prima linea per cercare di aumentare la produzione di chip. Secondo le stime del suo ministero, un equilibrio tra domanda e offerta nel settore si potrebbe raggiungerefin da subito.

Previsioni ottimistiche ma più realistiche arrivano anche dagli stessi produttori. Secondo la Taiwan Semiconductor Manufacturing Corporation, la più grande azienda di processori a livello mondiale, che da sola copre oltre il 50% del mercato, è probabile che la situazione inizi a migliorare già entro il 2021. Tuttavia, per un completo ritorno alla normalità bisognerà aspettare l’anno prossimo. In ogni caso, la crisi dei chip pare avviarsi verso una soluzione.

Pubblicato il 27 September 2021
Condividi