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Land Rover Discovery ed Evoque P300e Phev: le inglesi diventano ibride

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Pubblicato il 30 April 2020
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I due Suv inglesi si aggiornano puntando su una nuova motorizzazione ibrida plug-in comune ad entrambi i modelli

Continua il processo di elettrificazione all’interno della gamma Land Rover. Gli ultimi modelli ad “attaccarsi alla spina” sono le nuove generazioni della Evoque e della Discovery, che con la sigla P300e Phev portano al debutto un nuovo powertrain ibrido plug-in. A livello estetico Evoque e Discovery plug-in sono del tutto identicche alle rispettive varianti ad alimentazione tradizionale. Per scoprirne le differenze bisogna guardare sotto il cofano.

Due modelli, un motore

Ad alimentare le nuove Land Rover Evoque e Discovery plug-in, infatti, provvede il medesimo schema propulsivo costituito da un motore endotermico turbo a tre cilindri di 1,5 litri. Questo è capace di sviluppare una potenza i 200 CV e lavora insieme a un motore elettrico da 109 CV, per una potenza complessiva di sistema di 309 CV e 540 Nm di coppia.

Land Rover Discovery ed Evoque P300e Phev: le inglesi diventano ibride 2

A dare energia al motore elettrico provvede una batteria agli ioni di litio con una capacità di 15 kWh, che assicura un’autonomia in modalità completamente elettrica che va da 62 a 66 km. A tal proposito, se si viaggia sfruttando unicamente la spinta dell’unità elettrica la velocità massima è di 135 km/h.

Integrale on-demand

In Land Rover hanno scelto di posizionare il motore elettrico sull’asse posteriore della Evoque e Discovery plug-in. Questo permette ai due modelli di poter contare sulla trazione integrale, senza però dover ricorrere al tradizionale albero di trasmissione. Il motore elettrico, infatti, trasmette in maniera diretta la potenza alle ruote posteriori, mentre quello endotermico muove quelle anteriori.

Land Rover Discovery ed Evoque P300e Phev: le inglesi diventano ibride

A proposito della ricarica, infine, sfruttando le colonnine a ricarica rapida, in 32 minuti si raggiunge l’80% della capacità dell’accumulatore, mentre se si sfrutta una tradizionale wallbox a 7 kW è necessaria circa un’ora e mezza.

Pubblicato il 30 April 2020
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