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Si può guidare a piedi scalzi? Ecco cosa dice il Codice della Strada

SicurezzaPratiche Auto
Pubblicato il 29 July 2020
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Guidare scalzi è consentito dal Codice della Strada, ma potrebbero sorgere problemi in caso di incidente.

Finalmente è arrivata l’estate e grazie anche all’allentamento delle misure restrittive è possibile salire in auto e recarsi presso le località di mare. Spesso, però, chi si mette alla guida si trova di fronte al dubbio se si può guidare scalzi. Da una parte, infatti, si cerca di trovare refrigerio nel non essere costretti ad indossare claustrofobiche calzature, dall’altro, però, si è titubanti in caso di controlli da parte delle Forze dell’ordine. Cerchiamo di capirne di più.

INDICE
Guidare scalzi
Guidare scalzi: il Codice della Strada
È legale guidare scalzi?

Diciamoci la verità. Chi di noi, almeno una volta, tornando dal mare o dalla piscina non si è mai messo alla guida senza indossare le scarpe per avere una maggiore sensazione di freschezza in un periodo dell’anno particolarmente torrido come quello estivo?

Certo, il comfort e l’aderenza sui pedali che riesce a dare una calzatura non sono paragonabili a quelli trasmessi quando si guida a piedi nudi o magari con i sandali o le infradito, ma il dubbio che ogni anno attanaglia migliaia di automobilisti è: si può guidare scalzi?

Se ci si confronta con amici e conoscenti ognuno avrà una propria teoria, ma l’unica fonte dalla quale avere una risposta certa è il Codice della Strada.

Da cosa deriva la confusione in merito alla possibilità di guidare scalzi? Dal vecchio testo del Codice che prevedeva una multa qualora il conducente fosse stato fermato dalle Forze dell’ordine senza calzature, mentre a partire dal 1993, con l’introduzione del nuovo Codice della Strada, quest’obbligo è venuto meno.

Come abbiamo detto in precedenza, fino al 1993 il nostro Codice della Strada imponeva l’obbligo per gli automobilisti di indossare calzature chiuse per poter circolare su strada, ma con l’introduzione del nuovo testo legislativo questa imposizione è venuta meno una volta per tutte.

Analizzando il dettato dell’articolo 141 si nota infatti come il legislatore abbia voluto indicare genericamente i comportamenti da tenere alla guida senza obbligare il conducente ad indossare un particolare tipo di scarpe.

Alla luce della lettura del dettato normativo, quindi, è possibile affermare che si può guidare scalzi ma bisogna tenere in considerazione le eventuali implicazioni da un punto di vista assicurativo in caso di sinistro.

L’articolo 141 comma 2 dispone testualmente: “Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”.

Pertanto, qualora si sia protagonisti di un incidente stradale quando si è alla guida scalzi potrebbero sorgere controversie con la compagnia assicuratrice perché quest’ultima potrebbe appigliarsi a questo particolare per scaricare l’intera responsabilità del sinistro su un conducente non in grado di controllare il mezzo proprio per l’assenza di calzature.

Riassumendo, quindi, si può guidare scalzi dato che il nostro Codice della Strada non impone più alcun obbligo di indossare calzature chiuse, ma potrebbero sorgere numerosi problemi qualora si sia protagonisti di un incidente.

Qualora in caso di sinistro l’agente accertatore dovesse evidenziare nel verbale che il conducente si trovava alla guida privo di calzature questa indicazione potrebbe essere utilizzata dall’assicurazione per addebitare l’intera responsabilità.

La guida a piedi scalzi, infatti, potrebbe essere usata come pretesto per evidenziare, ad esempio, che il piede sia scivolato dal pedale del freno. L’assicurazione, infatti, dopo aver pagato i danni causati, potrebbe chiedere all’automobilista la rivalsa per non aver rispettato il Codice della Strada a meno che nel contratto RCA non si sia firmata la clausola di rinuncia alla rivalsa per infrazioni al Codice.

Il conducente, quindi, potrebbe essere costretto a pagare i danni provocati agli altri veicoli, ma anche le spese mediche e i danni permanenti e nel caso in cui la prognosi cagionata a terzi fosse superiore ai 30 giorni vi sarebbero gli estremi per far scattare anche le previsioni penali sulle lesioni gravi contenute nella legge sull’omicidio stradale.

 

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Pubblicato il 29 July 2020
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