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Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c’è da sapere

Mobilità Sostenibile Comprare & Vendere
Pubblicato il 22 February 2017
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Lo scandalo del software che truccava i risultati dei test sulle emissioni dei motori diesel TDI Volkswagen.

General Motors e Toyota sono già state nell’occhio del ciclone. Ora è il turno di Volkswagen. La società detiene il 70% del mercato dei motori diesel negli Stati Uniti e a settembre del 2015 è stata travolta da uno scandalo, conosciuto anche come dieselgate, per aver truccato i risultati dei test sulle emissioni dei motori diesel TDI. Segue il nostro breve resoconto dei fatti.

Cosa è successo?

Volkswagen ha installato un software per il controllo delle emissioni su più di mezzo milione di auto diesel negli Stati Uniti e circa 10 milioni e mezzo di vetture in tutto il mondo, in grado di registrare i parametri fissati dalla EPA – Environmental Protection Agency relativi ad un ciclo di guida di prova.

In fase di test le automobili rispettano appieno le leggi federali in materia di emissioni. In situazione di guida normale invece, il software avvia una modalità separata che modifica notevolmente la pressione del carburante, le tempistiche di iniezione, il ricircolo dei gas di scarico e altri indicatori. Questo programma consente di sviluppare una potenza superiore del motore percorrendo un chilometraggio maggiore, ma implica anche l’emissione di ossido di azoto in quantità fino a 40 volte superiori alla norma.

Quali sono i modelli interessati?

Le violazioni delle normative EPA sono state accertate per alcune motorizzazioni diesel di Volkswagen su modelli di Jetta, Tuareg, Golf, New Beetle e Passat, oltre che per le Audi Q7, A3, A6, A7, A8/A8L e Q5 e per la Porsche Cayenne. Va detto che non si tratta di un problema di sicurezza e le vetture non sono tecnicamente fuorilegge al momento. Se però la Volkswagen decidesse di richiamarle, ci potrebbero essere delle nazioni in cui le vetture non potranno circolare se non subiranno gli interventi programmati e disposti dalla casa madre.

Cosa succederà alla Volkswagen?

Da quando è scoppiato lo scandalo il 18 settembre 2015, un terzo del valore della società si è volatilizzato a causa del crollo delle azioni in borsa e la casa tedesca ha abbandonato il suo progetto di diventare il produttore di automobili più grande al mondo entro l’anno 2018.

Volkswagen ha accantonato circa 7 milioni di dollari per coprire i costi relativi ad un eventuale richiamo, ma l’impatto potrebbe essere anche superiore. Il 4 gennaio 2016, il dipartimento di giustizia americano ha fatto causa a Volkswagen a nome della EPA che tecnicamente potrebbe sanzionare Volkswagen per 37.500 dollari per ogni vettura difettosa – una multa potenziale fino a 18 miliardi di dollari. Visto come sono andate le cose per General Motors e Toyota in passato, probabilmente la ricaduta non sarà così pesante.

Cosa sta facendo Volkswagen per i clienti?

La Volkswagen si è impegnata a versare mille dollari in contanti ai possessori di auto VW TDI coinvolte nella prima notifica di violazione delle norme EPA (non nella seconda annunciata il 2 novembre). Oltre a questo il costruttore tedesco offre agli stessi assistenza su strada h24 per 3 anni. I proprietari di Audi, Porsche e VW TDI le cui vetture sono state consegnate dopo l’8 novembre non rientrano in questa casistica.

E i proprietari delle TDI cosa stanno facendo?

Qualche automobilista si professa davvero deluso da VW per aver truccato i livelli di emissioni delle vetture, ma la maggioranza resta soddisfatta del risparmio di carburante, delle prestazioni al top e dei ridotti costi di manutenzione della propria auto e circola in tranquillità. Oltretutto è presto per dimostrare che i dati di vendita siano calati in modo drastico. Col tempo il quadro si farà più chiaro.

Pubblicato il 22 February 2017
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