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Quali sono i motori diesel più puliti ed efficienti in commercio?

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Pubblicato il 8 October 2019
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Motori diesel: ecco le famiglie di quelli più efficienti e con ridotte emissioni.

di ALESSIO MACALUSO, Giornalista

Vi siete mai chiesti quali sono i motori diesel più puliti ed efficienti? Senza entrare nel merito dell’eterna disputa che pone sostenitori e detrattori dei propulsori a gasolio e benzina, oggi andremo a vedere – oggettivamente – cosa propone davvero il listino in tema di motorizzazioni diesel.

Certo, una premessa è d’obbligo. L’acquisto delle unità a gasolio negli ultimi tempi è stato decisamente osteggiato dalle scelte di molti enti locali che ne hanno sancito l’esclusione, ad esempio, nelle zone a traffico limitato quando è tempo di “blocchi del traffico”. Una bocciatura non solo “italiana”, ma che potremmo definire bipartisan e che ha chiamato in casa anche molte importanti città d’Europa, comprese Berlino, Londra o Parigi.

Fatta questa dovuta premessa andiamo a vedere quali sono le famiglie di motori diesel più efficienti e puliti.

INDICE
 Motori Diesel BlueHDi
 Motori Diesel TDI
 Motori Diesel MultiJet

Le nuove motorizzazioni BlueHDi sono quelle più recenti utilizzate dai francesi del Gruppo PSA – leggi quindi Citroen, DS, Peugeot – senza dimenticare la recente acquisita Opel, anche se nella smania di differenziazione la casa tedesca ha optato per la denominazione Ecotec. Si tratta della quarta generazione di motorizzazioni, il cui sviluppo è iniziato nel 2013, dopo l’uscita di scena degli HDi e degli e-HDi.

Ottimi i risultati ottenuti sotto ogni punto di vista sia per quelli che sono i consumi che per quanto riguarda il capitolo delle emissioni inquinanti. Guardando ad esempio alla nuova Peugeot 508, il motore diesel BlueHDi “attacca” il listino nella sua cubatura da 1,5 litri di cilindrata e 130 CV di potenza.

Mediamente strappa tra i consumi medi più interessanti presenti in listino con un dato omologato di 3,8 litri di gasolio consumati per 100 Km e 101 g di CO2 per Km. Sempre BlueHDI, ma più brillanti – abbiamo poi un paio di declinazioni da 2 litri di cilindrata rispettivamente da 163 e 177 CV di potenza. Per loro le emissioni inquinanti viaggiano tra i 118 e 124 g di CO2/Km e consumi nell’ordine dei 4,5-4,7 litri/100 Km. Numeri di poco al rialzo quindi, ma che ben calzano con le prestazioni dei motori da 2 litri della famiglia BlueHDi, capaci mediamente di superare i 230 Km/h.

Probabilmente è “colpa loro”! Già, l’astio del mondo nei confronti delle motorizzazioni diesel è iniziato con quel Dieselgate con protagonista uno dei migliori a gasolio mai realizzati di sempre: il 2.0 TDI del Gruppo Volkswagen.

Ma lo scandalo emissioni ha reso lo sviluppo del TDI ancora più intenso, quasi a volergli ricucire una rinnovata e “tecnologicamente giustificata” verginità. Il TDI, acronimo di Turbocharged Direct Injection, nasce nel lontano 1989 e da allora ne ha fatta di strada. Oggi si tratta di uno dei propulsori più diffusi e declinati in termini di cubatura e potenza. Lo sfruttano, come detto, i brand del Gruppo di Wolfsburg e lo troviamo quindi sotto il cofano di Volkswagen, Audi, Seat e Skoda.

Nelle sue varianti più compatte lo abbiamo con il collaudato 1.6 TDI da 116 CV di potenza. Sulla Volkawagen T-Roc questo si traduce in consumi medi di 5,6 litri di gasolio per 100 Km di percorrenza ed emissioni inquinanti di 115 g di CO2/Km. Sempre su T-Roc è poi possibile salire al TDI da 2 litri di cilindrata e 150 CV di potenza dai consumi in linea con il più compatto 1.6. Le emissioni medie in questo caso salgono a 120-130 g di CO2/Km.

Si sale sull’Audi A4

Ma il motore TDI come dicevamo è tra i più elaborati e sfruttati dal Gruppo tedesco. Se guardiamo ad esempio all’Audi A4 il 2.0 TDI diventa da 190 CV di potenza con monte-prestazioni visto al rialzo. La denominazione in questo caso diventa 40 TDI, i consumi crollano ad appena 5,1 litri per 100 Km con una velocità massima che però raggiunge facili facili i 240 Km/h. Osando, per davvero, la cubatura del TDI può essere addirittura elevata a 3 litri – dato che guardando sempre all’A4 porta la velocità massima a 250 Km/h. il tutto con interessanti livelli di consumi ed emissioni inquinanti rispettivamente di 6,6 litri di gasolio consumati ogni 100 Km e 139 g di CO2 realizzati per Km.

Si scende sulla Volkswagen Polo

Il più piccolo motore TDI lo abbiamo infine, ad esempio, sulla Volkswagen Polo. In questo caso nella cilindrata da 1.6 litri sono stati piazzati “appena” 95 CV capaci però a rendere sia piacevole la guida che a risparmiare parecchio durante le soste al distributore. La “massima” di cui è capace questa Polo è infatti di 185 orari, non male assolutamente per una citycar – con consumi medi di appena 4,9 litri “bruciati” ogni 100 Km.

Oltre 15 anni di onorata carriera per il motore MultiJet che ha fatto del common rail il proprio punto di forza. Soluzione, proprio quella del common rail ormai utilizzata dalla gran parte dei brand presenti in listino, possiamo – anzi dobbiamo – collegare il concetto MultiJet alle vetture a gasolio di produzione italiana.

L’idea di modernizzare il vecchio common rail con un comando che “frazioni” l’iniezione di carburante in “getti” più piccoli nasce proprio nel Gruppo Fiat. E ce n’è veramente per tutti i gusti, a partire dal mitico 1.3 MultiJet da 95 CV. Lo troviamo ad esempio sulla Fiat Tipo con la quale è capace di esprimere consumi davvero interessanti, mediamente di appena 4,2 litri ogni 100 Km. Molto interessante, anzi, forse il miglior compromesso è il MultiJet da 1,6 litri di cilindrata che di potenza segna 120 CV, ma sufficienti ad essere abbinati a ben 320 Nm di coppia.

Non male davvero. Con questa variante i consumi si confermano davvero interessanti, parliamo di circa 4,5 litri consumati ogni 100 Km, il tutto con appena 120 g di CO2 realizzati per Km. Un motore davvero interessante e che non si tira indietro nemmeno dal palco delle prestazioni con un dato relativo alla velocità massima di 200 Km/h; che per una Tipo, bastano e avanzano!

l MultiJet, quelli potenti

Considerata mole e peso i motori MultiJet che vanno ad equipaggiare ad esempio la Jeep Renegade danno il meglio di sé se “spremuti” un po’ in termini di cilindrata e potenza. Al top della gamma troviamo ad esempio una variante da 2 litri di cilindrata, declinata nelle potenze di 140 o 170 CV. In questo caso i consumi salgono rispettivamente a 5,5 e 6,6 litri di gasolio per 100 Km. Un dato che resta comunque interessante considerata la mole della Renegade e il fatto che abbiamo a che fare con modelli a trazione integrale 4WD.

Sua Maestà MultiJet, sull’Alfa Giulia

Un’altra storia arriva invece dall’ultima evoluzione del MultiJet montata sulle vetture della casa del Biscione. Sull’Alfa Romeo Giulia, ad esempio, abbiamo il ricco e corposo motore diesel da 2,2 litri di cilindrata che i tecnici lombardi hanno declinato su ben tre potenze: da 160, 190 e 210 CV.

Si tratta di un frazionamento per venire incontro alla maggior parte della clientela, oltre per il concetto di brand premium che vuole trasmettere il marchio italiano. Dal punto di vista dei consumi i tecnici di Arese hanno fatto davvero un buon lavoro, limando il più possibile il livello dei consumi di questo terzetto di potenze. Basti notare che i due meno potenti registrano entrambi un valore di 4,9 litri per 100 Km – con il più prestazionale che vede salire l’asticella a 5,3 litri. Sovrapponibile il concetto emissioni inquinanti con la coppia da 160 e 190 CV stabili su valori attorno i 126-128 g di CO2/Km e il “fratello” da 210 unità che sale con l’asticella a 140 grammi.

 

Pubblicato il 8 October 2019
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